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venerdì 14 aprile 2017

Iscritti AIRE, IMU casa dovuta

Unica abitazione in Italia tassata come seconda casa per il residente all'estero iscritto all'AIRE.

Sono un pensionato iscritto AIRE e residente in Romania. Posseggo un’abitazione popolare in Italia e non ho altri beni né in Italia né all’estero. Mi dicono che il mio immobile è considerato seconda casa. E’ vero?
Domanda di: Piero M.
Se risulta residente all’estero in quanto iscritto all’AIRE, la sua casa in Italia non può risultare come abitazione principale, perché non corrisponde alla sua residenza, di conseguenza è vista come seconda casa. L’abitazione principale, infatti, deve essere quella in cui si ha anche la residenza.
In caso contrario, una casa di proprietà, pur se di tipo residenziale, viene considerata come seconda casa (immobile diverso dall’abitazione principale), almeno ai fini fiscali. Per intenderci: per la sua casa italiana, nella quale lei non è residente, pagherà l’IMU come seconda casa. Per quanto riguarda invece la TASI, dal 2016 è previsto l’esenzione per chi possiede una sola unità immobiliare e risiede all’estero con iscrizione AIRE:

=> Esenzione TASI iscritti AIRE

In generale, ricordiamo che anche gli iscritti all’AIRE possono comunque mantenere la residenza fiscale in Italia:

=> Residenza fiscale: come evitare la doppia imposizione

giovedì 23 marzo 2017

WELFARE, INCONTRO IN REGIONE

        
Un momento dell'incontro sul WelfareUn momento dell'incontro sul Welfare
 

Per valutare lo stato di attuazione della riforma dei servizi socio assistenziali territoriali e per definire il percorso ed il crono programma attraverso i quali superare le criticità ancora presenti e governare il periodo di transizione dal vecchio al nuovo assetto istituzionale, organizzativo e programmatico territoriale, si é tenuto questa mattina nella Sala Verrastro della Regione, un incontro al quale hanno preso parte il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, l’assessore regionale alle Politiche per la Persona, Flavia Franconi, i rappresentanti di Anci Basilicata, i sindaci ed i tecnici di riferimento dei Comuni capofila dei nuovi Ambiti socio territoriali.

Ad introdurre i lavori l'assessore Franconi, la quale ha evidenziato, anzitutto, la necessità di colmare con urgenza alcuni ritardi che si sono verificati nella costruzione del nuovo assetto istituzionale territoriale dei servizi sociali e socio sanitari, approvando quanto prima le nuove convenzioni intercomunali di Ambito, propedeutiche alla costituzione degli Uffici di Piano ed alla nuova programmazione territoriale. Ciò sia per far sì che tutto il sistema integrato regionale dei servizi socio assistenziali possa uscire dalla fase di transizione che tuttora permane - e che può determinare criticità per la continuità di erogazione di servizi essenziali al cittadino nonché per i rapporti tra gli enti titolari dei servizi ed i soggetti erogatori dei servizi stessi - sia per l’effettivo avvio dei nuovi programmi di intervento, già finanziati, come il piano regionale straordinario sulla disabilità, oppure attualmente in corso di acquisizione di finanziamenti comunitari e nazionali, come i progetti di sostegno all’inclusione attiva o i programmi sul “Dopo di noi".

Il Presidente Pittella ha sottolineato la necessità della massima collaborazione istituzionale tra Regione ed Enti locali rispetto ad un crono programma certo che porti alla piena attuazione degli atti di programmazione regionale adottati fin dalle Linee guida del luglio 2015 e dal piano di indirizzi del marzo 2016, per l’esecuzione dei quali, però, "la Regione - ha detto il governatore lucano - non può sostituirsi alla competenza diretta ed esclusiva dei Comuni. E’ inoltre indispensabile - ha aggiunto Pittella - che Regione e Comuni governino assieme il periodo di transizione, anzitutto per garantire la continuità dei servizi essenziali ai cittadini ed anche per dare certezza, attraverso delle gare ponte per l’affidamento dei servizi, di corretta relazione amministrativa con i soggetti erogatori dei servizi stessi. Si tratta, in sostanza, di assumere un impegno collettivo e condiviso rispetto all’attuazione di un percorso che porti nel più breve tempo possibile, ad uscire dalla fase transitoria verso il nuovo assetto istituzionale e funzionale. La Regione, per suo conto, si impegna a continuare e a rafforzare la funzione di regia, di coordinamento e di affiancamento sino ad ora svolta anche, ove richiesto, attraverso modalità di auditing dei singoli Ambiti, e a sostenere, ove richiesta - ha concluso - la relazione degli Enti Locali con la parte datoriale del Terzo settore e con le organizzazioni sindacali nel percorso transitorio".

Dopo gli interventi dei sindaci presenti si è convenuto che "Entro il 31 marzo prossimo ci si impegna a convocare in ciascun Ambito tutti i Consigli comunali per l’esame e l’approvazione delle Convenzioni intercomunali che istituiranno formalmente gli Ambiti stessi, formalizzeranno l’individuazione dei Comuni capifila, istituiranno i nuovi Uffici di Piano e regoleranno le nuove relazioni istituzionali tra i Comuni convenzionati per l’erogazione associata dei servizi previsti dai nuovi Piani sociali e socio sanitari; il 30 giugno prossimo ci si impegna ad adottare i Regolamenti intercomunali, ivi compreso il regolamento di funzionamento dell’ Ufficio di Piano di Ambito, e a costituire gli Uffici di Piano, soggetti indispensabili per la formazione, anche attraverso i focus territoriali tematici, della nuova programmazione dei servizi, a sua volta necessaria alla definizione delle nuove gare di affidamento.

Al contempo, sulla base dei vecchi Ambiti e della configurazione attuale dei servizi, dovranno essere velocemente bandite delle gare – ponte per l’affidamento dei servizi sino al 31 dicembre 2017, ponendo come traguardo il 1 gennaio 2018 quale decorrenza delle gare basate sulla nuova programmazione. La fase transitoria non riguarda i Comuni di Potenza e Matera, Ambiti mono comunali che non necessitano del percorso convenzionale e che possono procedere immediatamente alla costituzione degli Uffici di Piano e alla formazione della nuova programmazione. Per ciò che attiene i nuovi programmi, quali, ad esempio, il piano regionale straordinario sulla disabilità, i programmi Sia (sostegno inclusione attiva) e quelli relativi al “dopo di noi", non vi è, ovviamente, necessità di affidamenti transitori, ma possono, una volta formalizzate le convenzioni, essere realizzati sulla base dei nuovi Ambiti con affidamenti a regime.
FONTE      AGR

martedì 21 marzo 2017

Allarme cinghiali in città: da Roma a Bari si grida all'invasione



Dopo l'incidente mortale causato da un cinghiale, Roma pensa alla sterilizzazione. Avvistamenti in aumento anche in altre città


Da pochi esemplari ad una vera e propria invasione: cresce la paura dei cinghiali in diverse città italiane. L’ultimo grave incidente causato da questi animali selvatici è avvenuto a Roma, dove un motociclista di 49 anni ha perso la vita in seguito allo scontro con un cinghiale in via dell’Inviolatella Borghese, una stradina all’interno dell’omonimo parco, in zona Cassia. Il motociclista si è trovato di fronte l’animale, sbucato all’improvviso da una macchia di verde a bordo strada. Il violento impatto ha scaraventato l’uomo per terra, causandogli gravi lesioni alla testa, risultate fatali.
Il Codacons ha chiesto alla Procura di aprire un’indagine sull’episodio, verificando le responsabilità del Comune di Roma, dei vigili urbani e delle Guardie zoofile.
Da tempo i cittadini lamentano una presenza crescente di cinghiali nella capitale, e temono per la propria incolumità. Stando a quanto denuncia il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, Roma è diventata uno “zoo a cielo aperto, con animali selvatici, maiali e topi che si aggirano indisturbati nelle aree urbane”.
Mentre il Campidoglio starebbe vagliando l’ipotesi di utilizzare un immunovaccino per la sterilizzazione dei cinghiali, Coldiretti diffonde cifre allarmanti, dichiarando che negli ultimi 10 anni il numero degli ungulati presenti sul territorio nazionale è raddoppiato, toccando il milione di capi. Oltre ad essere pericolosi per l’uomo, questi esemplari selvatici provocano ingenti danni all’agricoltura, che ammontano a 100 milioni di euro l’anno.
Il problema della presenza dei cinghiali è molto sentito anche in Liguria, dove le denunce dei cittadini relative alle invasioni degli ungulati e ai pericoli che comportano sono ormai all’ordine del giorno. A Genova, nei giorni scorsi è stato firmato un protocollo d’intesa tra Regione e Comune, che prevede reti di protezione metalliche ed elettriche nei punti di passaggio degli animali selvatici, monitoraggio dei rifiuti, un numero verde regionale per segnalare la presenza di cinghiali in città e sanzioni a chi darà da mangiare agli ungulati.
In Toscana, dopo l’approvazione della legge regionale sul contenimento degli ungulati, sono stati abbattuti centomila esemplari nel 2016, oltre ventimila in più del 2015. La legge è stata approvata un anno fa per contenere la popolazione di cinghiali, caprioli, cervi e daini attraverso un’intensificazione delle attività di caccia nelle aree agricole, identificate come “non vocate”.
I cinghiali sono sempre più diffusi anche in Puglia, dove potrebbero essere diverse migliaia. A Bari, alcuni cittadini hanno ripreso con il cellulare due cinghiali di grosse dimensioni, avvistati per le strade del quartiere periferico San Paolo. L’avvistamento degli ungulati che scorrazzano in città non è stato però il primo. Stando a quanto ha dichiarato il comandante della Polizia locale, Nicola Marzulli, i cinghiali si sono insinuati nel comprensorio di case popolari, compreso tra viale Viale Europa e via Don Gnocchi.

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domenica 12 marzo 2017

MANIFESTO DEGLI ANZIANI, ULTIMO PILASTRO CHE REGGE LA DEMOCRAZIA

Prima di oggi, della condizione dei vecchi non mi importava nulla. E non avrei mai scritto il Bestiario che sto scrivendo. Ma desso molti media si occupano di loro, anzi di noi, Sulla Stampa di giovedì 9 marzo c’era un ottimo articolo scritto da Paolo Baroni. Titolo: “Sempre più anziani, ma lo Stato li dimentica. Siamo i più vecchi d’Europa, però i fondi per l’assistenza calano e le famiglie si indebitano per pagare badanti. Sale la protesta”.
A corredo dell’articolo venivano riportati alcuni dati statistici. Nel 2016 la vita media dei maschi italiani è stata 80 anni e sei mesi. Quella delle donne di 5 anni più lunga: 85 e un mese. La popolazione italiana vede 13 milioni e mezzo di nostri connazionali con più di 65 anni. I novantenni sono 727.000, 10 anni fa erano soltanto 466.000. Possiamo contare persino su 17.000 ultracentenari.
Qual è la condizione pubblica di tanti anziani?
[…] Leggo 10 quotidiani al giorno e li vedo prigionieri, sia pure con intonazioni diverse, della stessa litania. Che cosa recita? Prima di tutto sostiene che gli anziani sono colpevoli in blocco di un reato nefando: stanno rubando ai giovani il loro futuro e spesso anche il loro presente. Questi sfruttatori con i capelli bianchi occupano i posti di lavoro che dovrebbero essere lasciati liberi per i ventenni. Ragion per cui la disoccupazione giovanile in Italia è la più alta in Europa ed è arrivata a una quota spaventosa: il 40% e forse di più.
E’ una favola, naturalmente. Molti giovani non trovano un lavoro perché non ne sanno fare nessuno e non sono stati convinti, oppure obbligati, a impararne uno. Ma da questa verità banale discendono altre assurdità. A cominciare da quelle che gli italiani non fanno più figli e sono la popolazione meno prolifica in Europa. La colpa di chi è? Dei maledetti anziani che spingono le coppie in età fertile a non darsi da fare, poiché i vecchi si sarebbero divorati tutte le speranze.
La realtà, per come la vedo io, è molto diversa. In Italia, ma non soltanto da noi, i vecchi sono diventati l’ultimo pilastro di popolo che regge la democrazia. Per averne una prova, basta vedere alla Tv quale servizio su una assemblea di partito o sul comizio dio un leader. In platea spiccano soltanto capelli bianchi. L’ho notato per l’ennesima volta venerdì sera al Lingotto di Torino. Sul palco si affannava Matteo Renzi, un quarantenne in cerca di rivincita e di vendette. Ma aveva di fronte un pubblico di signore e signori non molto più giovani del suo babbo Tiziano.
Gli anziani nel 2017 li sento parlare al bar del mio paese, la mercato, nei negozi, in treno. Non sono affatto depressi. Anzi, mi sembrano molto incazzati. Della vita pubblica italiana sanno tutto e potrebbero prendere il posto delle tante giovani facce di gomme che intasano i talk show della televisione pubblica e privata. E i loro giudizi, ma dovrei dire i loro verdetti, risultano implacabili e senza sconti.
I partiti italiani, tutti, di sinistra, di centro, di destra, compresi i tanto vituperati populisti, si sono dissolti o stanno sparendo. Molto presto, il 2 novembre, giorno dei Morti, verrà dedicato a un cadavere illustre anche se nauseante: la Casta italica altrimenti detta la Partitocrazia del tempo che fu. […]











La Voce Dei Senior: MANIFESTO DEGLI ANZIANI, ULTIMO PILASTRO CHE REGGE...: […] Prima di oggi, della condizione dei vecchi non mi importava nulla. E non avrei mai scritto il Bestiario che sto scrivendo. Ma desso mo...

mercoledì 8 marzo 2017

Movimento oudoor nelle AREE PROTETTE lucane






L’affascinante paesaggio lucano, permanentemente offerto agli occhi del viaggiatore, ha molto da offrire a chi ama le attività all’aria aperta.

Camminare è un esercizio outdoor piacevole e sano, il modo ideale per godersi la natura. Nella parte nord-orientale della regione, i paesaggi del Vulture fanno da quinta a luoghi dove è impossibile sottrarsi al relax e alla meditazione, ad esempio la rete sentieristica della Riserva di Grotticelle di Monticchio, consente di raggiungere i “gemelli del Vulture”, incantevoli laghi originati da piccoli crateri, separati da un istmo e avvolti da una cornice verde affascinante.

I “gemelli del Vulture” (Ph Andrea Perciato, Guida GAE)
Al notevole patrimonio vegetale non si sottrae di certo il S.I.C. Monte Li Foi e le zone umide dei laghi Romito e Scuro, oltre alle vetuste faggete poste in prossimità del Piano della Nevena.
 Nei luoghi di Federico II si può seguire il Sentiero Lucano nr 101, che ripercorre l’antica via di comunicazione tra Melfi, Rapolla, Rionero in Vulture, l’Abbazia di San Michele e i laghi di Monticchio, attraversando castagneti, querceti, formazioni boschive di pioppo, aceri e abeti. Gioiello del Vulture è anche il torrente Bradano, che ha dato origine a splendide cascate nel territorio di San Fele, rese fruibili da alcuni percorsi naturalistici.


LINK :http://www.trekking.it/reportage/movimento-oudoor-nelle-aree-protette-lucane.html

martedì 7 marzo 2017

Non un reddito di meno: speciale Quaderno sul reddito di base per l’8 marzo





 Reddito di base per l’autodeterminazione. Numero speciale per lo Sciopero delle donne dell'8 marzo 2 017




RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO.

Uno speciale Quaderno per il Reddito (QR), a cura del BIN Italia, dedicato alla giornata dello sciopero globale delle donne dell’8 marzo 2017. Dalla quarta di copertina: 
Per reclamare solidarietà sociale, non familiare! Un reddito che sia garanzia di dignità, autonomia, libertà di scegliere. Contro la violenza sulle donne, che è anche violenza economica, determinata dalla divisione sessuale del lavoro, dalla precarietà delle condizioni lavorative, dal misconoscimento del peso sociale delle donne, del loro fondamentale contributo alla produzione sociale. Non un sussidio, una graziosa concessione, ma la giusta remunerazione del valore prodotto. Le donne rivendicano il diritto a un reddito di autodeterminazione e indicano così la strada giusta per sottrarsi allo sfruttamento e a una violenza che è strutturale al sistema.


From: BIN Italia

Sent: Monday, March 06, 2017 11:16 PM


Subject: Non un reddito di meno: speciale Quaderno sul reddito di base per l’8 marzo





mercoledì 22 febbraio 2017

Ferrovie dello Stato assume: al via le selezioni per 1000 nuovi posti




Scatta il turnover
Frutto di un accordo sindacale autofinanziato da FS attraverso le risorse del Fondo bilaterale di sostegno al reddito, il progetto di assunzione – che sarà avviato dopo l’emanazione del Decreto interministeriale Lavoro/Economia che dovrà recepire l’accordo – prevede la sostituzione di mille lavoratori che saranno gradualmente accompagnati alla pensione.  E’ previsto quindi l’inserimento di altrettanti giovani nelle aziende di Ferrovie dello Stato: RFI, Mercitalia, Trenitalia. Ma possono aprirsi in ogni caso anche altre opportunità professionali.


Come candidarsi
“Le nuove assunzioni – si legge sul sito di FS – permetteranno alle varie aziende del Gruppo FS Italiane di poter contare su un ulteriore strumento a supporto del Nuovo Piano Industriale, attraverso l’acquisizione di competenze più moderne ed adeguate per la sua realizzazione”. Per potersi candidare, basterà andare sul sito e compilare l’apposito form online allegando il curriculum.
I requisiti utili per candidarsi
Agli aspiranti lavoratori è richiesta un’età non superiore ai 29 anni ed un diploma ad indirizzo tecnico di almeno cinque anni. Vi è poi il requisito della patente di guida B, dell’acutezza visiva di 10 decimi per ciascun occhio con campo visivo e senso cromatico normale, oltre alla voce afona a non meno di 8 metri da ciascun orecchio

martedì 24 gennaio 2017

La giovane economista lucana Antonella Lucia Teora vince il contest internazionale “FS Competition” delle Ferrovie dello Stato

1Si è tenuto a Roma il “Recruiting Day” delle Ferrovie dello Stato, per l’assunzione dei diciotto migliori giovani laureati in Economia od Ingegneria, nell’ambito del contest internazionale “FS COMPETITION”. Partendo dagli oltre 3000 iscritti alla data del 21 settembre (termine di scadenza del concorso), sono stati  selezionati, in primis, 60 candidati i quali, poi, si sono sfidati nella due giorni romana in “real time” per scegliere in un colloquio one-to-one, molto selettivo, i diciotto giovani laureati da ingaggiare nei quadri dell’area tecnica delle FS Italiane. E qui la nostra corregionale Antonella Lucia Teora, nata a San Fele 24 anni fa, grazie al suo brillantissimo curriculum (Laurea triennale all’Unibas con 110, lode e plauso; laurea specialistica in Economia aziendale, conseguita il 21 luglio 2016, alla “Sapienza” di Roma, con 110 e lode; tutor a studente universitario disabile, vari stages e tirocini presso aziende private ed enti pubblici) e alle sue ottime capacità di eloquio, ha fatto la differenza ricevendo, a tempo di record, la lettera d’ingaggio dallo staff del prestigioso marchio italiano. E, incredibile ma vero,  è già in servizio! Sembra una favola moderna, nell’epoca della meritocrazia inversa e della massima … disoccupazione giovanile, invece è una piacevole realtà. Un traguardo più che meritato, ove si consideri che la dr.ssa Teora, già nel 2014, all’Università della Basilicata aveva sbalordito tutti con una tesi intitolata “La resilienza del settore vitivinicolo in Basilicata”, spiegando in parole semplici che: “La resilienza è la capacità di un sistema, di un’organizzazione, di una comunità o di un individuo di creare, alterare e implementare nel tempo molteplici azioni adattive al fine di affrontare cambiamenti imprevisti.” Invece, nella tesi di laurea magistrale discussa alla “Sapienza” di Roma, il 21 luglio, intitolata “Un’applicazione del Three Factor Model al mercato italiano e valutazione del Carbon Risk”, la bellissima dr.ssa Teora, davanti al relatore, prof. Stefano Fontana, e alla correlatrice, prof.ssa Daniela Coluccia, ha discettato di “Metodi di Asset Pricing”, “Applicazione del Three Factor al modello italiano”, “Rischio emissioni inquinanti”etc. Chi ha avuto la fortuna di assistere alla sua brevissima “performance” ha potuto apprezzare il linguaggio forbito, tecnicamente settoriale,  della splendida ragazza nel trattare un argomento ostico e complesso come quello dell’Economia contemporanea, nell’epoca della globalizzazione totale, con tutte le implicazioni sul piano umano, sociale, etico, ambientale etc. In una fase delicatissima in cui le nostre banche (si fa per dire) rischiano il fallimento per cattiva gestione, rischio di inesigibilità dei crediti ecc., è quanto mai opportuno farsi una seppur minima cultura finanziaria perché, come dice la nostra economista nella sua introduzione: << Il costo del capitale azionario rappresenta un tema da sempre centrale nella finanza aziendale. (…) La stima di questo costo ricopre un ruolo importante nella finanza d’impresa, in quanto rappresenta la redditività minima richiesta da un azionista in base al profilo di rischiosità del proprio investimento. Rappresenta quindi il costo-opportunità dell’investimento. (…) Il Capital-asset Pricing Model (CAPM) è un modello che si basa proprio sull’analisi del rischio-rendimento, con a base diverse assunzioni, che in molti casi risultano lontane dalla realtà.>>
L’esposizione di concetti economici continua, poi, citando studi scientifici che, tanto per cambiare, criticano questo metodo, identificando “altre variabili che potrebbero influire sui rendimenti dei titoli azionari”. E’ il caso di Fama e French che “sviluppano il Three Factor Model (3 FM), inserendo nel modello, oltre al premio per il rischio di mercato, altri due fattori di rischio: il rischio dimensione e il rischio Distress.    Le analisi empiriche svolte dai due autori dimostrano come il modello a tre fattori riesca a spiegare meglio i rendimenti di titoli azionari. (…) In Italia sia il CAPM che i modelli di Pricing in generale hanno trovato scarsa applicazione in letteratura anche a causa della ridotta dimensione del mercato italiano. (…) Uno degli obiettivi della tesi è l’applicazione del modello di Fama e French al mercato  azionario italiano e il confronto con il Capital Asset Pricing Model, al fine di capire se il primo spiega meglio i rendimenti delle azioni rispetto al secondo.>>  La sensibilità verso i problemi ambientali non poteva certo far dimenticare alla dr.ssa Teora il fattore “Emissioni inquinanti” prodotte dalle industrie, che << hanno portato alla implementazione di meccanismi con il fine di ridurre le emissioni di gas serra.>> A questo proposito l’autrice cita il meccanismo perverso denominato “Emission Trading Scheme” messo in atto dal Protocollo di Kyoto, consistente nella possibilità di vendere quote di emissioni di CO2 (anidride carbonica) attraverso un mercato regolamentato. Sembra uno scherzo, ma scherzo non è: infatti, le imprese ed i Paesi che avranno un surplus produttivo di questo gas altamente inquinante potranno venderlo e conseguire un extra-profitto o, se in deficit, acquistarlo. Sentite questa: il prezzo delle quote di CO2 è stabilito con i normali meccanismi di mercato, attraverso contrattazione di borsa, ed è quindi soggetto alle fluttuazioni di mercato in relazione alla domanda e all’offerta del momento, che a loro volta sono influenzate da decisioni di tipo economico, politico, ambientale etc.  In ultima analisi, dalla lettura di questa tesi, molto articolata, ricca di grafici esplicativi, formule matematiche complesse ma ben tradotte in linguaggio accessibile, dimostrazioni empiriche basate fondamentalmente sull’explanatio per argum
enta exemplarum, emerge la profondità degli studi compiuti, l’ampiezza numerica e qualitativa dei testi consultati e la passione con cui la bravissima Antonella Lucia è riuscita, attraverso un registro linguistico di livello medio-alto, a rendere più semplice e meno arido il linguaggio spesso astruso, criptico ed incomprensibile dell’economia. Si dice spesso che bellezza ed intelligenza non vanno mai di pari passo. La smentita è servita! Ad maiora!
prof. Domenico Calderone

lunedì 16 gennaio 2017

Linea diretta con…Oggi leggo…


Ogni giorno la possibilità di scegliere una testata diversa, oppure, di leggere tutto, in una overdose di informazione. Tutti i loghi delle testate rimandano al sito con gli aggiornamenti in tempo reale. Le foto di apertura in home page sono, quasi tutte, tratte dal fantastico archivio di immagini d’epoca Getty Images

domenica 8 gennaio 2017

Lucani in Svizzera, Ticchio scrive ai politici lucani


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  •  Ai Senatori e Deputati eletti in Basilicata
                                                                                   
  •  Al Presidente Pittella e Giunta Regionale
                                                                                    
  •  A tutti i Consiglieri Regionali
                                                                                     
  • Al Presidente Adduce e Direttivo Anci
                                                                                
  • E.P.C. Alla Stampa Regionale
     
    Oggetto: desertificazione della nostra amata Regione Basilicata
    Autorità Lucane a tutti i livelli indicate in indirizzo, alla vigilia della riapertura di tutte le sedi Istituzionali è opportuno fare un po` il punto sul futuro della nostra regione e dei tanti Comuni a rischio estinzione. Chi meglio di voi/noi tutti, che siamo i rappresentanti leggittimi del popolo Lucano dentro e fuori i confini siamo chiamati alla risoluzione dei problemi della nostra Comunità. Per queste festività, natalizie e fine anno molti di noi sono venuti a trascorrere questi giorni di festa in Basilicata, compreso il sottoscritto,  a San Fele. Ahimé la desertificazione sopra menzionata, in questi quattro mesi, da agosto a dicembre ha fatto un balzo in avanti spaventoso. Un conto é leggere i dati sulla stampa,  un conto è viverla dal vivo, se in breve tempo non ci inventiamo delle soluzioni, i Comuni a rischio si estingueranno veramente del tutto.  A questo proposito l’appello stringente va ai Senatori e Deputati eletti in Basilicata, di maggioranza e di minoranza, smettetela di farvi la guerra e concentratevi uniti, su come risalire la china di una regione ferita a morte. Per dare linfa a tutti i Comuni Lucani, ma soppratutto ai Comuni interni e di montagna, la prima cosa da fare in Parlamento è proporre di diminuire, se non addirittura azzerare le tasse sulle piccole e medie imprese. Oggi, da un commerciante o un artigiano di questi nostri Comuni con qualsiasi attività, non si puo` pretendere che paghi le stesse tasse di un suo simile di Napoli, Roma, Firenze, Torino, Milano. Per dare linfa a questi nostri Comuni, tutti insieme, chiedo/chiediamo a voi nostri rappresentanti di maggioranza e minoranza, fate questo primo passo subito a livello parlamentare, uniti, non singoli e sparpagliati, come purtroppo è accaduto fino ad oggi. I passi successivi sono i collegamenti e i servizi, altrimenti si rimane tagliati fuori da tutto e da tutti. Un esempio su tutti, la ristrutturazione del servizio postale, se si dovesse dar seguito a questa ristrutturazione è la fine di un sogno. Cari Parlamentari, caro presidente Pittella e Consiglio regionale al completo, caro presidente Adduce e Consiglio direttivo Anci, se su questo tema non si interviene con convinzione, con le Istizuzioni preposte, é una sconfitta totale per tutti, in primo luogo per voi che ci rappresentate a tutti i livelli. Personalmente, come a tanti altri cittadini Lucani dentro e fuori i confini, la domanda sorge spontanea:  con le potenzialità che la natura ci ha messo a disposizione, come può la Basilicata, trovarsi in uno stato comatoso come quello attuale. Sotto tutti i punti di vista, mi chiedo, chiediamoci tutti,  dov’è che  come Istituzioni e Popolo Lucano sbagliamo. Se tutti ci fermiamo e riflettiamo un attimo, tutti ci accorgiamo, che con le risorse che la natura ha riservato alla nostra regione, oggi dovrebbe essere la Svizzera dell’Italia, invece ci troviamo ad essere una regione povera. Su questa triste riflessione  un mio amico direbbe ‘come si può non essere amareggiati, quando sotto gli occhi di noi tutti è vivo questo scempio’.  A questa domanda è opportuno che come nostri rappresentanti a tutti i livelli, vi sollecitate a darmi/darci una risposta plausibile e veritiera. Andare avanti in questo modo, non è piu` accettabile.
    Ticchio Giuseppe componente del direttorio della Federazione Lucana in Svizzera.
  • LINK     http://consiglio.basilicata.it/consiglioinforma/detail.jsp?otype=1120&id=3380126&value=informa#.WHL7DKRd7IU                                                                             

sabato 7 gennaio 2017

SAN FELE:< Anno 969 d.C.- Anni 1886 e seguenti>



Anno 969 d.C. Ottone I di Sassonia, dopo la vittoriosa battaglia di Bovino, fa costruire su una delle tre cime che sovrastano la Valle di Vitalba, e precisamente su quella centrale, che da allora si chiamerà Monte Castello, un fortilizio con funzione di avvistamento e difesa contro i Bizantini. E’ nata San Fele, ovvero il Castrum Sancti Felicis.
Che sia stato l’imperatore sassone a costruire la rocca, e non Federico II come vogliono altri, può essere confermato dal fatto che, in occasione della numerazione civica del 1908, venga assegnato, fra i luoghi da censire, la Rampa di Ottone I, corrispondente all’attuale via Francesco Stia.
Il none dato al Castrum, “San Felice”, spiegato con la probabilità che i costruttori fossero Venosini, devoti di quel santo vescovo africano di Tripoli martirizzato a Venosa sotto Diocleziano. Thumbnail image
Preesistente alla Rocca era pure la Contea di Armatiedi o Armaterra, che si vantava di un castello, ora ridotto a pochi ruderi, perché distrutto nel 1431 dal conte di Sant’Angelo dei Lombardi, Giovanni Zurlo. In contrada Masone era già un castello ed un altro in contrada Valvano, appunto dei Conti Balban, che tanta parte avranno nella storia dell’Abbazia di Santa Maria di Pierno.
Anno 1020: Enrico II di Baviera, detto il Litigioso, essendosi opposto al nuovo imperatore Ottone II, vinto e relegato nel Castrum Sancti Felicis per breve tempo, liberato diverrà re di Germania, ma soprattutto egli è il padre dell’imperatore Enrico II ovvero S. Enrico.
Anno 1022: l’imperatore San Enrico visita il Castrum con il Patriarca di Aquilonia, l’arcivescovo di Colonia, l’arcivescovo di Milano, Eriberto di Intimiano, e numerosi Vescovi, Conti, Marchesi e Baroni.
Anno 1036: come conseguenza delle lotte tra l’arcivescovo di Milano e i Valvassoridi, alcuni milanesi sono confinati proprio a San Fele, liberati da Corrado II, essi restano a San Fele, a causa dell’epidemia che interessava Milano, imparentandosi con donne della vicina Vitalba, saranno queste le prime famiglie del paese: Faggella, Ruggiero, Tomasulo, Russino, Mazzia, Muccia.
Anno 1041: i Normanni si stanno affermando nell’Italia meridionale, è con loro il sanfelese Ardoino, uno dei milanesi non rientrati nella propria città, che in premio otterrà il titolo di Signore di San Fele. Nasce così la Baronia, i successori saranno Pietro, Giazzolino e Tancredi.
Annno 1090: la malaria, che miete vittime nella vallata sottostante, spinge gli abitanti di Vitalba a cercare rifugio nella vicina altura ed a popolare il borgo. Sorge la prima Chiesa, dedicata a San Nicola (oggi facciata del palazzo Frascella) e successivamente quelle di San Vito e Sant’Eustachio (scomparse) e quella dell’Addolorata.
Anno 1121: San Guglielmo da Vercelli fonda la Chiesa di Pierno.
Anno 1128: i Papi osteggiano i Normanni e lo scontro armato fra Ruggiero II e Onorio II si conclude con i primi accordi di pace stipulati ad Montem Sancti Felicis, cioè sulla Rocca.
Anno 1131: lotte fra Ruggiero II e i Principi normanni appoggiati dai Papi, nuovi flussi verso il Castello a causa delle devastazioni di Vitalba. Gilberto de Balban conquista la rocca; pace fra Ruggiero II e Papa Innocenzo II.
Anno 1189: Gilberto II de Balban, amplia la Chiesa di San Guglielmo, i lavori terminano nell’anno 1197.
Anno 1197: inizia la dominazione Sveva nel Meridione d’Italia
Anno 1224: nella neo fondata Università di Napoli vengono chiamati ad insegnare Giordano da San Fele ed il clericus Giovanni di Armaterra.
Anno 1240: il castello di San Fele dventa uno dei soli quattro Castelli Curiali di tutto il Meridione d’Italia.
Anno 1253: Enrico il minore, figlio di Federico II, è dal fratello Corrado, nuovo imperatore, mandato prigioniero nel Castello di San Fele e fatto uccidere per mano del Castellano Giovanni Moro.
Anno 1266: Carlo d’Angiò è il nuovo Re di Napoli, malumori per tassazioni e vessazioni, per cui diffuso banditismo e San Fele ridiventa Feudo affidato a Giovanni Gaulard, Drogone di Beaumont, Guglielmo di Melun, per ritornare poco dopo alla Regia Curia.
Anno 1270: il re Carlo d’Angiò fa provvedere ad ulteriori fortificazioni del Castello
Anno 1273: ribellione di Bartolomeo de Ruggiero contro la tassa maritale ed il tentativo di stupro della figlia. Uccisione di soldati francesi e fuga di tutti i cittadini nel Bosco di Santa Croce contro l’Editto di sterminio emanato da Carlo d’Angiò: è il così detto Vespro della Valle e il momento della Piccola Repubblica di Santa Croce.
Anno 1274: il 15 agosto i sanfelesi, perdonati, ottengono che la firma del provvedimento sia, dai messi del re Carlo, apposta in Pierno, ai piedi della Vergine, da ciò la solenne celebrazione dell’Assunta a Pierno il 15 di ogni agosto.
Anno 1284: San Fele, Armaterra e Vitalba diventano un sol Feudo.
Anno 1382: la regina di Napoli, Giovanna, e il marito Ottone di Brunswick sono prigionieri nella Rocca.
Anno 1416: Ser Gianni Caracciolo, Gran Siniscalco del Regno, e la sua famiglia governeranno San Fele fino all’anno 1487.
Thumbnail imageAnno 1438: la Valle è schierata con gli Aragonesi; Antonio Caldora, capitano di ventura al soldo di Renato d’Angiò, bombarda e distrugge il Castello, altrimenti imprendibile.
Anno 1456: un terribile terremoto distrugge la Chiesa di Pierno.
Anno 1487: San Fele torna alla Regia Curia, in occasione della seconda congiura dei Baroni contro gli Aragonesi.
Anno 1502: gli Spagnoli scendono alla conquista del Regno di Napoli; San Fele, con Ascoli, Atella e Labriola diventa Feudo del Vice re di Napoli, Guglielmo Cialone Principe d’Oranges, e poi per la fellonia di questi, nell’anno 1532, è data in feudo da Carlo V ad un suo generale, il Principe Antonio de Leyva. E’ questa famiglia a provvedere, nell’anno 1551, alla ricostruzione e all’ampliamento della Chiesa di Pierno, e nel frattempo, nel 1514, dichiarata Abbazia dal Papa Leone X.
Anno 1514: inizia la costruzione della Chiesa Matrice “Santa Maria della Quercia”, i lavori saranno ultimati nell’anno 1584.
Anno 1555: costruzione della Chiesa dell’Annunciata
Anno 1603: il feudo è dai Leyva venduto ai Grimaldi.
Anno 1613: i Doria acquistano il feudo e saranno Signori di San Fele fino al 1811.
Anno 1627: costruzione della Chiesa di Santa Lucia.
Anni 1502-1734: numerosi terremoti, frane, carestie e pestilenze nonché l’esosità della tassazione, comportano l’emigrazione all’interno del regno ed un diffuso fenomeno di banditismi; nel frattempo, sul finire del 1600, nasce l’Università, successivamente sarà il Comune, e con essa i Baroni e i Principi lasciano il posto alle nuove classi emergenti dei Civili, fra i sanfelesi più illustri del periodo: Padre M° Giovanni Battista Guglielmo Leone.
Anni 1735-1860: il Regno dell’Italia Meridionale passa ai Borboni; verso la metà del 1700 il numero degli abitanti cresce e con esso le attività, tra cui la lavorazione della lana grezza grazie alla costruzione di Valchiere.
Anno 1759: la Chiesa Matrice si amplia con l’aggiunta delle navate, delle cappelle laterali e della cupola di scuola vanvitelliana.
Anno 1799: l’Università di San Fele è fra le prime ad innalzare l’Albero della Libertà della rivoluzione napoletana.
Anno 1800: il 9 Ottobre nasce, da Giovanni Battista de Jacobis e Giuseppina Muccia, Giustino Sebastiano Pasquale, Missionario in Terra d’Africa, morto nella Valle di Alighediè il 31 luglio 1860 e proclamato Santo il 26 ottobre 1975.
Anni 1861-1863: all’Unità d’Italia segue il periodo del Brigantaggio, al quale San Fele partecipa con alcuni suoi capibanda.
Anni 1886 e seguenti: frutto macroscopico dell’Unità sarà il fenomeno preminente e devastante dell’emigrazione di massa causando un calo demografico del paese dai 12000 abitanti del secondo ‘800 ai 3000 attuali.