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giovedì 30 ottobre 2014

La Voce degli Anziani : Pensioni, ecco come si calcola la quota 96

by Pensioni Oggi
Per via delle tante deroghe alla Riforma Fornero resta ancora attuale il sistema delle quote per la pensione di anzianità prevista dalla disciplina previdenziale in vigore sino al 31 Dicembre 2011.
Nonostante l'introduzione della Riforma Fornero dal 1° Gennaio 2012, provvedimento che ha di fatto abolito la pensione di anzianità, moltissimi lavoratori continuano ad avere necessità di mantenere un occhio rivolto alla vecchia disciplina pensionistica. Ciò per via delle tante deroghe previste al Dl 201/2011 che consentono a diversi lavoratori la possibilità di fruire, per l'appunto, delle vecchie regole previdenziali. Sono moltissimi infatti i quesiti dei lettori che chiedono come funzionava la quota 96, quella valida sino al 31 dicembre 2012, per perfezionare la pensione di anzianità. Vediamo dunque quali erano i requisiti per accedere. 

La quota 96 si determina con il perfezionamento di un requisito anagrafico minimo di almeno 60 anni di età ed uno contributivo di almeno 35 anni di contribuzione. Nei fatti la quota 96 si può raggiungere o con 60 anni e 36 di contributi oppure con 61 anni e 35 anni di contributi. Ma possono essere fatte valere anche le frazioni di quota. Cioè è possibile sommare 60 anni e 6 mesi con 35 anni e mezzo di contributi. Non è possibile invece sommare ad esempio 59 anni e 37 di contributi, oppure 34 anni di contributi e 62 anni di età. I requisiti sono validi per i lavoratori dipendenti (del settore privato o pubblico), quindinon per gli autonomi, e vanno perfezionati nel periodo temporale intercorrente tra il 1.1.2011 al 31.12.2012. Dal 2013 e sino al 2015 scatta infatti la quota 97,3 con un minimo di ben 61 anni e 3 mesi di età. 

Il requisito minimo contributivo di 35 anni per il raggiungimento della quota deve essere perfezionato escludendo la contribuzione figurativa per disoccupazione ordinaria e malattia.


Chi deve tenere sotto occhio la quota 96 - Con l'abolizione della pensione di anzianità la quota 96 è andata in soffitta ed è stata sostituita dalla pensione anticipata. Ma, come si diceva all'inizio dell'articolo, alcuni lavoratori devono tenere ben presente la vecchia normativa. Chi sono? Prima di tutto i lavoratori salvaguardati o potenziali tali. Infatti, per effetto delle tante deroghe alla Riforma Fornero (da ultimo quella in materia di sesta salvaguardia), le vecchie regole vengono, a talune condizioni, fatte "rivivere" in via eccezionale. Con la sesta salvaguardia, ad esempio, si stabilisce che coloro che, con la vecchia normativa pensionistica, avrebbero avuto l'apertura della finestra entro il 6.1.2016 possono, nei limiti delle risorse disponibili e dei profili di tutela ivi previsti, andare in pensione in deroga alla Riforma Fornero. Ecco dunque che un soggetto che ha maturato la quota 96 nel 2012 (e che avrebbe visto quindi l'apertura della finestra mobile nel 2013) potrebbe presentare istanza per l'ammissione al beneficio. 

In secondo luogo i lavoratori dipendenti del settore privato. Ai sensi dell'articolo 24, comma 15-bis del Dl 201/2011 chi ha raggiunto la quota 96 entro il 2012 potrà beneficiare del trattamento anticipato a 64 anni. Per le donne bastano anche solo 60 anni e 20 di contributi. 

Anche i quota 96 della scuola devono tener ben in evidenza tali requisiti. Anche se ad oggi la deroga in loro favore non è passata, nei prossimi tempi potrebbe essere riproposta. E in tal caso se la quota 96 è stata perfezionata entro la fine dell'anno scolastico 2011/2012 potrebbero essere ammessi al beneficio. Un'altra deroga è poi prevista per i prepensionamenti del pubblico impiego. 

Riforma Pensioni, nella sanità il pensionamento d'ufficio scatta a 65 anni
Pensioni, ecco le regole di pensionamento vigenti sino al 2011 


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Bonus Ristrutturazioni ed Energia: ritenuta 8% nel...


Raddoppia la ritenuta d'acconto che banche e poste operano sui bonifici di pagamento dei lavori di ristrutturazione ed efficienza energetica agevolati: la misura nella Legge di Stabilità 2015.

I contribuenti che faranno nel 2015 lavori di ristrutturazione edilizia o di recupero energetico utilizzando le agevolazioni o usufruendo del bonus mobili, continueranno ad applicare le aliquote di detrazione fiscale 2014, prorogate dalla Legge di Stabilità, ma con raddoppio della ritenuta d’acconto: dal 4 all’8%. Lo stabilisce la manovra economica, all’articolo 44, comma 27.

=> Scarica il testo della Legge di Stabilità 2015

Detrazioni 50% e 65%

Le detrazioni edilizie, il bonus energia e il bonus mobili sono stati confermati nelle misure del 50 e del 65%, con le stesse regole del 2014 e senza far scattare le riduzioni previste dalla Legge di Stabilità dello scorso anno e gli articoli 14 e 16 del DL 63/2013.

Ritenuta d’acconto 8%

Il Ddl Stabilità 2015 va invece a cambiare l’articolo 25, comma 1 del Dl 78/2010, in base al quale nel momento con cui il contribuente effettua il bonifico all’impresa che ha eseguito i lavori, intendendo poi usufruire dell’agevolazione fiscale, la banca o Poste Italiane effettuano la ritenuta fiscale. Inizialmente era pari al 10%, poi era scesa al 4% nel 2011 e ora la Legge di Stabilità la riporta all’8% dal prossimo 1 gennaio.

=> Aumento IVA e tasse nascoste nella Legge di Stabilità

Attenzione: la ritenuta si trattiene solo nel caso in cui il contribuente intenda avvalersi delle detrazioni sulle ristrutturazioni e di conseguenza, nel momento in cui effettua il bonifico, segue tutte le indicazioni del caso (citando quindi gli estremi della legge che concede le detrazioni, il codice fiscale o la partita IVA del beneficiante, ecc.).
Sui bonifici per lavori non agevolati non si trattiene alcuna imposta. Si ricorda che il momento rilevante, ai fini fiscali, è quello in cui viene effettuato il pagamento e non quello in cui il beneficiario (l’impresa che ha eseguito i lavori), riceve la somma. Quindi, i bonifici effettuati entro il prossimo 31 dicembre continueranno ad avere la ritenuta al 4%, mentre dal primo gennaio, con l’entrata in vigore della Legge di Stabilità 2015, l’aliquota salirà all’8%.

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martedì 28 ottobre 2014

Farmaci: Lorenzin a Federanziani, si’ ad advisory ...

 (ASCA) – Roma, 21 mag 2014 – ”Si’ ad un Advisory Board sulle maculopatie. Il ministero ne fara’ parte”. L’annuncio del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, arriva a margine del ”Coordinamento aderenti e partecipanti FederAnziani‘ delle regioni del Centro Italia con oltre 1500 delegati, organizzato per la definizione delle linee guida per il III Congresso della Corte di Giustizia Popolare per il Diritto alla Salute del prossimo fine Novembre che vedra’ coinvolti 11mila partecipanti. ”FederAnziani e FIMMG auspicano la costituzione di un Advisory Board su maculopatie con tutte le Societa’ Scientifiche di oftalmologia, e con il coinvolgimento, oltre che del Ministero Salute, del CSS, dell’AIFA e dei NAS; le due organizzazioni ribadiscono che verra’ creataFederAnziani, la Federazione delle associazioni della terza eta’ e Giacomo Milillo, Segretario Generale della FIMMG. ”Il Ministero – ha detto Lorenzin – fara’ sicuramente parte dell’Advisory Board, perche’ e’ nello spirito sia della legge che del parere dato dal Consiglio Superiore di Sanita’ applicare la norma e farlo in sicurezza; Avastin va spacchettato sotto cappa, va realizzato nelle farmacie ospedaliere. Poi abbiamo la necessita’ di registrare quelli che sono gli effetti rispetto ad una grande platea nell’applicazione di un farmaco off-label e ritengo che sia anche nello spirito, tra l’altro, del mondo associativo e della difesa dei consumatori, che in questo caso non sono consumatori, ma sono i pazienti”.
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una locandina da distribuire nei 25.000 studi dei medici di medicina generale e nei 3600 centri anziani, e un numero verde riservato ai cittadini over 60, attraverso il quale, con il supporto dei medici, si possa rispondere ad un questionario cartaceo realizzato dall’Advisory Board. Grazie alle risposte dei pazienti sara’ possibile sapere quando il paziente e’ stato curato, da chi, con quale farmaco, se l’infiltrazione e’ stata effettuata in sala operatoria o meno e quali costi ha dovuto sostenere. Il nostro auspicio e’ che questo call center possa essere diretto dall’AGENAS, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali”. Spiegano Roberto Messina, Presidente di
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La Voce degli Anziani : Farmaci: Lorenzin a Federanziani, si’ ad advisory ...:

domenica 26 ottobre 2014

Una disposizione eccezionale della Riforma Fornero...


 
La riforma Fornero del 2011 ha previsto alcune deroghe in favore dei lavoratori dipendenti del settore privato. Si tratta della disposizione contenuta nell'articolo 24, comma-15 bis del Dl 201/2011 convertito con legge 214/2011 in cui si prevede che, in via eccezionale, i lavoratori e le lavoratrici dipendenti del settore privato iscritti all'Ago e alle forme sostitutive della medesima possono conseguire il trattamento anticipato al compimento di 64 anni di età in deroga alle nuove norme introdotte dalla Riforma Fornero. Per fruire della norma gli interessati devono aver raggiunto almeno 60 anni di età e 35 di contributi ed il contestuale perfezionamento della quota 96 (con le eventuali frazioni di anno) entro il 31 dicembre 2012. 
Per le lavoratrici dipendenti del settore privato i requisiti possono anche essere raggiunti con 60 anni di età e 20 di contributi sempre entro il 31.12.2012. 
Il vantaggio consiste dunque in un anticipo della pensione di circa 2 anni rispetto ai nuovi requisiti per il trattamento di vecchiaia come individuati dalla riforma Fornero, che come è noto, sono pari a 66 anni.
L'Inps ha di recente precisato che la normativa in questione è fruibile però solo dai lavoratori che alla data del 28 dicembre 2011 svolgevano attività di lavoro dipendente. Pertanto i lavoratori che abbiano perso il posto di lavoro e risultino inoccupati alla data del 28 dicembre 2011 sono esclusi dal beneficio. Così come restano esclusi i lavoratori del settore pubblico (ed linea generale tutti gli iscritti alle casse della gestione ex Inpdap indipendentemente dal tipo di lavoro svolto alla data del 28.12.2011; messaggio Inps 219/2013).
Nessuna perdita del beneficio invece nel caso in cui l'interessato a tale data avesse una sospensione del rapporto di lavoro (come ad esempio la cassa integrazione guadagni); ammessa anche dall'Inps la possibilità che il soggetto passi nella gestione autonoma o in altra categoria successivamente al 28 dicembre 2011. Quel che conta, secondo quanto precisato dall'Inps, è che alla data del 28.12.2011 il lavoratore avesse lo status di "lavoratore dipendente del settore privato". 
Però, nel caso in cui il lavoratore utilizzi contribuzione accreditata nella gestione autonoma, questi dovrà perfezionare i requisiti (piu' elevati) vigenti in tale gestione.
La Stima di Vita - Anche il requisito anagrafico di 64 anni si adegua la stima di vita Istat. Pertanto dal 2013 la pensione potrà essere conseguita in realtà a 64 anni 3 mesi e dal 2016 a 64 anni 7 mesi di età anagrafica. Per quanto riguarda il regime delle decorrenze anche questi lavoratori hanno ottenuto la disapplicazione della finestra mobile di accesso, quindi la decorrenza della prestazione pensionistica avverrà il primo giorno del mese successivo al perfezionamento del requisito.
Per il momento i lavoratori del settore pubblico, come già detto, sono rimasti esclusi dal beneficio. Diversi progetti di legge tuttavia premono affinchè la normativa sia estesa anche in loro favore.
Vai al Dossier dedicato alle Pensioni

 
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sabato 25 ottobre 2014

Lo Sblocca Italia blocca le ristrutturazioni a Napoli...

Chiesti gli oneri di urbanizzazione per le manutenzioni straordinarie che non comportano aumento volumetrico
Con l'intento di facilitare i frazionamenti e gli accorpamenti delle unità immobiliari, il Decreto Sblocca Italia 133/2014 con l'articolo 17 ha ampliato la definizione di manutenzione straordinaria, consentendo di realizzare accorpamenti e frazionamenti con il semplice strumento della comunicazione di inizio lavori (Cila) asseverata, anziché con il permesso di costruire. In questo modo la manutenzione straordinaria sconterebbe il contribuito commisurato agli oneri di urbanizzazione, restando esentata dalla quota relativa al costo di costruzione.
Sono interventi di manutenzione straordinaria, le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni d'uso.
Con l'introduzione dell'art. 17  comma 1 lettera h, nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso, ivi compresa l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio

PRIMA DELLO SBLOCCA ITALIA. Le norme urbanistiche precendenti prevedevano invece che per effettuare accorpamenti e frazionamenti era necessario ricorrere al permesso di costruire che, oltre ad avere tempi molto più lunghi, consentiva ai comuni di chiedere gli oneri di costruzione non invece per la manutenzione straordinaria.
COSA SUCCEDE A NAPOLI? Una semplificazione utile dunque per il mondo dell'edilizia, se non fosse che, proprio sulla definizione di "manutenzione straordinaria", sono sorti diversi problemi di interpretazione, perché su questo punto lo sblocca Italia è stato interpretato da alcuni comuni come se la manutenzione straordinaria venisse gravata da oneri di urbanizzazione.
Il periodo dolente è quello dell' comma 1 lettera H nel quale si specifica che per gli "immobili di proprietà dello stato" nonché per gli interventi di "manutenzione straordinaria", il contributo di costruzione vien ridotto alla sola quota degli oneri di urbanizzazione qualora si attivino dei programmi di edilizia sociale.
Purtroppo alcuni comuni campani, soprattutto il Comune di Napoli, hanno interpretato in maniera estensiva l'articolo, ritenendo che gli oneri fossero dovuti invece nell'interezza per tutte le manutenzioni straordinarie. Così capita di richieste di oneri di urbanizzazione anche nel caso in cui la volumetria non venga aumentata. Ovviamente la norma ha lasciato interdetti i professionisti che ritengono improbabile il pagamento di oneri per opere che non alterano il carico urbanistico, come cambiare una finestra o spostare una porta, tanto che aspettano la versione definitiva dello Sblocca Italia, ora alla Camera, per presentare le Cila. Uno sblocca Italia in formato Sblocca Napoli.
Se a Napoli ora fai una richiesta di Cil base per qualsiasi manutenzione straordinaria -  spiega un lettore del capoluogo partenopeo - il Comune ti fa pagare gli oneri di urbanizzazione. Si parla all'incirca di 2 euro al metrocubo, circa 600 euro per un trilocale. Probabilmente l'articolo 17 è stato male interpretato dalle municipalità, causando però un grosso problema al settore edile napoletano. 
A MILANO QUESTIONE SOSPESA. Nella speranza che si tratti semplicemente di un errore di interpretazione, a differenza del capoluogo campano, il Comune di Milano ha optato per il non recepimento della norma «contestata» nel nuovo regolamento edilizio, decidendo di aspettare la conversione in legge e successivamente capire se si tratta di un problema interpretativo o se riguarda veramente tutti gli interventi di manutenzione straordinaria.
LINK La Voce dei Condomini BLOG di Leonardo Donofrio: Lo Sblocca Italia blocca le ristrutturazioni a Nap...:
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venerdì 24 ottobre 2014

Il bonus bebè diventa realtà: assegno da 960 euro. Ecco come richiederlo all’INPS

neonato-culla
Il bonus bebè prende forma definitiva: a partire dal primo gennaio 2015 e fino al 31 dicembre 2017 per ogni figlio nato o adottato verra riconosciuto un assegno di importo annuo di 960 euro erogato mensilmente a decorrere dal mese di nascita o adozione. E’ quanto prevede il testo finale del ddl Stabilità. L’assegno non concorre alla formazione del reddito complessivo e il tetto di reddito per poterne usufruire è 90mila euro.
L’assegno, precisa l’articolo 13 del provvedimento, è corrisposto a domanda dall’Inps. Il beneficio, si legge, “verrà corrisposto fino al compimento del terzo anno d’età ovvero del terzo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione, per i figli di cittadini italiani o di uno Stato membro dell’Unione europea o di cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno e residenti in Italia e a condizione che i genitori abbiano conseguito, nell’anno solare precedente a quello di nascita del bambino beneficiario, un reddito determinato complessivamente non superiore a 90.000 euro. Il predetto limite reddituale non opera nel caso di nati o adottati di quinto o ulteriore per ordine di nascita o ingresso nel nucleo familiare”. Infine, l’articolo prevede che nello stato di previsione del ministero dell’Economia è istituito un Fondo con la dotazione di 298 milioni, per l’anno 2015, da destinare ad interventi a favore della famiglia.
Leggi http://www.retenews24.it/rtn24/societa/bonus-bebe-diventa-realta-assegno-960-euro-come-richiederlo-allinps/
Vedi anche: http://www.quifinanza.it/8883/foto/stabilita-comuni-regioni-in-rivolta-ecco-dove-andranno-a-colpire-i-tagli.html

giovedì 23 ottobre 2014

Addio incentivi per assumere apprendisti e disoccupati

Incentivi per assunzione a tempo indeterminato nella Legge di Stabilità 2015 meno convenienti di quelli abrogati: a confronto nuovi e vecchi sgravi per la stabilizzazione di disoccupati e apprendisti.
Abrogati con la Legge di Stabilità 2015 gli attuali incentivi alle imprese sui contratti agli apprendisti e disoccupati di lunga durata. Si tratta di diverse formule oggi in vigore che consentono alle aziende di procedere con assunzioni agevolate a tempo indeterminato – lavoratori disoccupati da oltre 24 mesi o sospesi dal lavoro e beneficiari di CIGS, apprendisti da stabilizzare – ma alle quali dovranno dire addio se il disegno di Legge di Stabilità 2015 (cuore del Jobs Act) sarà approvato definitivamente con il testo attuale. In pratica, in relazione al contratto a tempo indeterminato la Legge di Stabilità introduce da una parte nuove agevolazioni, con uno sgravio triennale per quelli stipulati nel 2015, ma dall’altra prevede la rimodulazione degli sgravi contributivi attuali. L’articolo 1 comma 4 del disegno di legge delega sul Jobs Act affida infatti al Governo anche la razionalizzazione degli incentivi all’assunzione esistenti.

=> Ddl Stabilità 2015: soppressi incentivi 407/90 per assunzione di disoccupati

Le nuove agevolazioni
L’articolo 12, comma 1 della Legge di Stabilità 2015 prevede uno sgravio triennale (36 mesi) dei contributi per i datori di lavoro del settore privato, con esclusione di quello agricolo e del lavoro domestico, relativamente alle sole assunzioni effettuate nel 2015 e a beneficio di soggetti che risultino inoccupati a tempo indeterminato presso qualsiasi altro datore di lavoro. L’inoccupabilità dovrà essere verificata anche considerando società controllate o collegate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto.

=> Assunzioni agevolate: i benefici disponibili

Poiché le assunzioni dovranno avvenire esclusivamente con contratto a tempo indeterminato, in automatico vengono esclusi gli incentivi per i contratti di apprendistato.Non solo: gli sgravi riguardano esclusivamente i contributi previdenziali, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL.
Il limite annuo per i nuovi incentivi, inoltre, è fissato a 8.060 euro – almeno l’ultima bozza del Ddl – e l’incentivo potrà essere fruito una sola volta per ciascun lavoratore: se un soggetto è già stato assunto con lo sgravio, nel caso in cui un datore di lavoro lo voglia riassumere non potrà usufruire dell’agevolazione neanche nel caso in cui il lavoratore sia sta licenziato per non aver superato il periodo di prova. Infine, lo sgravio contributivo non è cumulabile con altre agevolazioni, esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente.

Attuali agevolazioni abrogate

I commi 2 e 3, articolo 12 della Legge di Stabilità vanno invece ad eliminare due incentivi operativi da ormai oltre 20 anni: gli sgravi per le assunzioni di disoccupati di lunga durata e quelli per la stabilizzazione degli apprendisti.

=> Incentivi lavoro: i punti deboli della Legge di Stabilità

1) I benefici contributivi per le assunzioni di lavoratori disoccupati da almeno ventiquattro mesi o sospesi dal lavoro e beneficiari di trattamento straordinario di integrazione salariale da un analogo periodo sono attualmente regolati dall’articolo 8, comma 9 della legge 29 dicembre 1990, n. 407. Dal 2015 ne è dunque prevista l’abrogazione, con il conseguente addio all’agevolazione che prevede oggi uno sconto per i datori di lavoro pari al 50% (100% per imprese in aree svantaggiate) dei contributi previdenziali, assistenziali e assicurativi INAIL, per un periodo di 36 mesi.

=> Jobs Act: i dubbi sulla riforma dell’apprendistato

2) L’incentivo per la stabilizzazione degli apprendisti è invece oggi regolato dall’articolo 7, comma 9, ultimo periodo, del decreto legislativo 4 settembre 2011, n. 167. Anche in questo caso l’abrogazione del beneficio opererà a partire dal 2015, quando i datori di lavoro non potranno più mantenere i benefici in materia di previdenza ed assistenza sociale per un anno dopo la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato.

FONTE PMI

Legge di Stabilità 2015: cambiamenti al testo

Il governo Renzi riceve la lettera con i rilievi UE mentre la Legge di Stabilità 2015 arriva al Quirinale: ecco le modifiche dell'ultima versione.
Bollinata la Legge di Stabilità 2015 dalla Ragioneria dello Stato, il testo definitivo arriva al Quirinale. Il Ddl ora deve essere attentamente esaminato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A comunicare il passaggio ufficiale della Legge di Stabilità al Colle è stato lo stesso Ministro dell’Economia e Finanze con un tweet:
”Completato il corredo tecnico dalla Ragioneria Generale dello Stato il Ddl Stabilità viene ora trasmesso al Quirinale”.

=> Legge di Stabilità al Quirinale: criticità per UE e Regione

La Legge di Stabilità arrivata al Quirinale presenta modifiche dell’ultima ora rispetto al testo varato in CdM, evidentemente non definitivo: da quanto emerge dalle anticipazioni (per la conferma bisogna aspettare di leggere il testo)  si parla di aumento retroattivo di tasse e aliquote IRAP e novità in tema di fondi pensione e di assunzioni agevolate.

Assunzioni agevolate

Uno degli obiettivi dichiarati da Renzi e Padoan è di generare, con le misure nella Legge di Stabilità, almeno 800mila posti di lavoro, grazie alle nuove misure per la decontribuzione sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato (che però vanno a cancellare gli attuali sgravi contributivi). Avendo abrogato gli incentivi alle imprese sui contratti ad apprendisti e disoccupati, per raggiungere l’obiettivo il Governo ha dovuto innalzare da 6.200 a 8.060 euro l’anno il tetto massimo dei nuovi sgravi contributivi sulle nuove assunzioni dal 2015.

=> Confronta nuove e vecchie assunzioni agevolate

Aumento tasse retroattivo

  • aumento retroattivo della tassazione sui dividendi di enti non commerciali e fondazioni bancarie;
  • aumento retroattivo sui proventi dei fondi pensione con aliquota dall’11,5 al 20%;
  • ritorno dell’aliquota IRAP al 3,9% (portata al 3,5% dall’ultimo decreto IRPEF).

Pensioni

A compensare l’incremento dell’aliquota sui fondi pensione, a quanto sembra viene previsto uno sconto per i riscatti avvenuti nel corso dell’anno. Dal 2015 scatteranno invece gli aumenti per Casse di previdenza e rivalutazione del TFR, quando le aliquote passeranno rispettivamente dal 20 al 26% e dall’11 al 17%. Per chi percepisce una doppia pensione INPS-INPDAP, infine, l’assegno dal 2015 arriverà ogni 10 del mese. La novità vede coinvolti circa 800.000 pensionati.

=> Pensioni e Legge di Stabilità: SOS slittamento

Bonus figli

La Legge di Stabilità 2015 sembra che voglia introdurre un assegno mensile di non meno di 900 euro l’anno (80 euro al mese) alle neo-mamme, concesso per 3 anni a partire dal 2015, a patto che il reddito ISEE non superi i 30.000 euro. Non è chiaro ancora il tutto (tetto di reddito: 36mila euro ISEE pari a 90mila euro l’anno? Niente tetto dal terzo figlio in poi? Assegno unico o contributo mensile?) , con l’Esecutivo che si esprime che si esprime per mezzo di tweet personali invece che optare per comunicati stampa ufficiali.

=> Legge di Stabilità: dal 2015 bonus bebè

Rilievi UE

Nel frattempo il focus si sposta sulla lettera della UE all’Italia sulla Legge di Stabilità. Il premier non si è mostrato preoccupato, definendola «naturale» e non sufficiente per parlare di “bocciatura”. Tra i rilievi tecnici sollevati dalla Commissione sulla Legge di Stabilità ci sono:
  • mancato rispetto dell’obbligo di ridurre di mezzo punto il deficit strutturale;
  • solidità di entrate e coperture;
  • effetti e calendario delle riforme.
Il portavoce del commissario agli affari economici Jyrki Katainen rassicura  comunquesul giudizio finale dell’Unione, che non sarà necessariamente negativo:
«Le consultazioni in corso in queste ore sulla Legge di Stabilità non pregiudicano il giudizio finale della Commissione», ci sono «consultazioni tecniche in corso con alcuni Stati, se servissero nuove informazioni possono essere chieste». «Non una è minaccia, ma l’avvio di una collaborazione», sottolinea, e nella lettera UE si legge: «la Commissione intende continuare il dialogo costruttivo con l’Italia per arrivare alla valutazione finale della manovra e gradirebbe il vostro punto di vista non appena possibile e preferibilmente entro il 24 ottobre per consentirci di tener conto delle valutazioni italiane nella prossima fase».
Per approfondimenti: MEF – Lettera UE

Fonte PMI Francesca Vinciarelli

Leggi La Voce degli Anziani : Legge di Stabilità 2015: cambiamenti al testo:

mercoledì 22 ottobre 2014

Pensioni e Legge di Stabilità: SOS slittamento e pagamenti


Nella Legge di Stabilità 2015 uno slittamento al 10 del mese per almeno 800mila pensioni erogate dall'INPS, con ricadute sul pagamento di utenze, mutui e affitti: rischio morosità e conti in rosso.
Il pagamento delle pensioni slitta al 10 del mese: la novità nella Legge di Stabilità ha provocato un immediato coro di polemiche da parte di sindacati e associazioni dei consumatori. Per rassicurare i pensionati, tuttavia, è giunto un chiarimento INPS: soltanto chi riceve doppia pensione INPS-INPDAP (800.000 pensionati) riceverà l’assegno a partire dal 10 del mese. Gli altri (15 milioni) riceveranno l’assegno INPS il primo del mese o l’assegno INPDAP il 16 del mese (come adesso).
sindacati dei pensionati (Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilp) hanno comunque reso noto che la modifica non è sufficiente: 
«Questo non ci basta e ci batteremo affinché la norma sia ritirata per tutti, anche per quegli 800.000 che hanno la doppia pensione INPS-INPDAP». 
Prestazioni slittate
La norma (articolo 26, comma 3) rinvia al10 del mese (o al primo giorno successivo non bancabile, se il 10 è un festivo) il pagamento dei trattamenti previdenziali corrisposti dall’INPS, a partire dal primo gennaio 2015 (pensioni, indennità di accompagnamento per invalidi civili, rendite vitalizie dell’istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) per razionalizzare e uniformare procedure e tempi di pagamento delle prestazioni corrisposte dall’INPS, secondo la cuiinterpretazione, il campo di applicazione si restringe alle pensioni doppie INPS-INPDAP.
Effetti sui pagamenti
Il problema è che lo slittamento rischia comunque di avere un impatto negativo sui pagamenti di utenze, mutui e affitti, che spesso avvengono i primi del mese. Per quanto ora il problema non riguardi più milioni di Italiani. Spiega Carlo Rienzi, presidente delCodacons:
«Il posticipo dei pagamenti creerà un gap che, oltre a produrre evidenti disagi, potrebbe mettere in seria crisi la liquidità di migliaia di anziani, con conti bancari in rosso e pagamenti di commissioni in favore delle banche».
Daniele Barbieri, segretario del SUNIA (sindacato inquilini) rileva come forse non siano stati «valutati gli effetti reali»:
«ricevere la pensione il 10 del mese significa non poter pagare in tempo tutte leutenze (elettricità, telefonia, gas eccetera). E ancora più pesante sarà non poter saldare la rata del mutuo della propria casa o di quella dei figli. In questi casi si diventa morosi e, nel caso del mutuo, il conto può andare in rosso con drammatici effetti sui pagamenti di interessi e sanzioni». Meno gravi, invece, gli effetti sul pagamento degli affitti: «Qui c’è una tolleranza di 20 giorni prima di essere considerati morosi», ma in compenso il problema del pagamento ritardato ricade sul proprietario

 
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Ma da noi si ha quasi una sorta di timore a riprendersi le piazze...

    <Ma da noi si ha quasi una sorta di timore a riprendersi le piazze.

    I nostri giovani, come pugili suonati, aspettano fiduciosi che sia Renzi a risolvergli il problema>

    Il sindacalista lucano di San Fele Leonardo Donofrio marcia al fianco dei precari francesi nel 2006

    Alcuni scatti durante la manifestazione del marzo 2006 dei precari a Strasburgo contro il CPE (Contrat Première Embauche.)


domenica 19 ottobre 2014

E se a fare la rivoluzione ci pensassero i nonni?

«Rischiavano la strada e per un uomo ci vuole pure un senso a di poter sanguinare e il senso non deve essere rischiare, ma forse non voler più sopportare». Così cantava De Andrè nel suo celeberrimo album del 1973 “Storia di un impiegato”, dando voce con canzoni rimaste nella leggenda a una generazione che si affacciava sulla scena pubblica con la prepotenza e l’urgenza degli atti rivoluzionari.

A distanza di 40 anni, mutate alcune condizioni sociali, infranto il sogno di equità e di giustizia sociale, un giornalista del Corriere della Sera, Matteo Speroni capovolge quel paradiga nel suo secondo romanzo, “Brigate Nonni” (Cooper edizioni). Come si intuisce già dal titolo, nel divertente e grottesco racconto di Speroni, a tentare la rivoluzione in una Milano di un futuro prossimo che somiglia spaventosamente al presente che stiamo vivendo in queste ore, non sono i giovani bensì gli anziani che non hanno nulla da perdere perché non avranno la pensione. Non hanno diritto a vivere quel che gli resta della loro vita, non hanno diritto di cittadinanza.

«Gli anziani - commenta Speroni - da un punto di vista letterario permettono una narrazione molto più grottesca e divertente: dal punto di vista esistenziale e filosofico una rivoluzione fatta da giovani è la proiezione di speranze ma fa ancora parte del campo delle scelte perché hai tutta la vita davanti, mentre fatta da vecchietti è il dover combatter per disperazione, è una necessità esistenziale e storica». E quegli anziani disperati che immagina Speroni in un prossimo futuro siamo noi precari del 2011. Noi insegnanti, ricercatori, giornalisti, medici, avvocati, operatori di call center. La generazione a perdere di oggi. Che oggi è assuefatta. Domani, invece, si “arma” e mette a repentaglio la struttura stessa del sistema Italia e forse, dell’Europa. «Sono stupito anche io dall’intuizione che ho avuto», dice l’Autore riferendosi al crollo delle Borse di questi giorni, al presidente del Consiglio e alle lettere che scrive, al differenziale dello Spread, ma soprattutto alla gente che nei bar e nei supermercati sospira e si chiede «finiremo come la Grecia?».

«Ho cominciato a pensare a questo romanzo un paio di anni fa, perché è ormai diffusa l’idea nella mia generazione (io ho 45 anni) e in quella più giovane soprattutto che la pensione non l’avremo mai, ho cominciato quindi a riflettere sul fatto che in effetti è passato nella coscienza collettiva con rassegnazione il concetto che diverse generazioni lavoreranno senza arrivare mai a niente, allora ho pensato di costruire un racconto di fantasia nel quale in un futuro immaginario alla soglia della vecchiaia alcuni personaggi si accorgessero di non avere i soldi per l’ultima parte della vita». «Disperazione» è la parola chiave di Speroni, quella che a noi, nel 2011 manca, quella che forse in un futuro prossimo invece sarà la cifra palpabile del cambiamento necessario.

«Oggi subiamo in modo acritico, siamo rassegnati, c’è come una forma di assuefazione alla corruzione che è il male principale del nostro paese. La seconda Repubblica nasce dopo Tangentopoli, quindi dopo un’alba di speranza che si è rivelata un’illusione; se molto denaro non venisse disperso nella corruzione non ci troveremmo in questa situazione economica». Invece la “molla” potrebbe scattare tra qualche anno. Quando sarà negato anche il diritto a vivere quel che resta della propria esistenza. «Già oggi l’età pensionabile si sposta sempre più avanti: nei libri faccio la metafora del maratoneta il cui traguardo si allontana sempre e poi la quantità di denaro destinato alla previdenza è sempre più esigua. Per questo ho immaginato che tra qualche anno ci troveremo in una situazione senza ritorno e allora mossi dalla disperazione gli anziani decidono di giocare l’ultima carta che è quella di ribellarsi».

Dunque in “Brigate Nonni” succede che centinaia di migliaia di pensionati (tra i 60 e i 70 anni) scoprono che le casse della Previdenza sono vuote a causa della corruzione, della dissolutezza dei governanti, della disoccupazione, degli inganni di una cattiva gestione statale. Allora, un gruppo di anziani disperati decide di fare la rivoluzione, sullo sfondo che vorrebbe essere surreale (ma che sembra tremendamente attuale) di un’Italia allo sfascio, divorata da se stessa. Ai pensionati si uniscono altri emarginati, immigrati, vagabondi, tutta l’umanità varia che a De Andrè sarebbe piaciuta moltissimo («il filtro è stato, appunto la disperazione. Chi è emarginato, disperato e non ha speranza di costruirsi un futuro non ha nient’altro da perdere e allora si ribella», dice l’Autore).

Lo sfondo in cui si muovono è una Milano decadente, corrosa, frammentata in ghetti e suk, con qualche oasi residenziale per ricchi. Protagonista del romanzo la “frangia” Stella del Mattino, che guida la rivolta del Paese e fa capo a Vincent, tassista abusivo ultrasessantenne, appassionato di semiotica. In un’ambientazione drammatica e bizzarra, talvolta comica, si muovono anche le forze dell’ordine, alla caccia dei “terroristi”. Mentre tumulti di ogni genere devastano il Paese, si sviluppano le storie umane dei personaggi e si evolve la trama del libro che culminerà nella “Grande operazione di primavera”, organizzata da Vincent e i suoi compagni. Non a caso Luca Telese ha definito il lavoro di Speroni il «primo romanzo del filone orrorifico presidenziale». «E’ il primo libro che decodifica un luogo comune: è cioè che debbano essere i giovani a ribellarsi- continua il giornalista- invece no, perché siamo tutti un frammento di crisi, spero no tutti un po’ black block».

«Nel libro la ribellione pura non porta a cose positive ma questa poi è la trama del romanzo, lasciamo l’esito a chi lo leggerà», dice Speroni. Che sia, questo romanzo, una profezia che si autoavveri? «Un romanzo è un terreno di discussione per tutte le ipotesi di futuro ma è un romanzo. Spero che ci sia un sussulto di responsabilità da parte di tutti ma sopratutto da parte di chi ci governa perché si trovi una soluzione che permetta agli anziani di condurre una vita dignitosa e ai giovani di avere un futuro, che non si debba arrivare a ciò che io ho immaginato nel libro»
LINK 
http://www.unita.it/culture/e-se-a-fare-la-rivoluzione-br-ci-pensassero-i-nonni-1.349658

FONTE L'UNITA'

sabato 18 ottobre 2014

Comune di SAN FELE:Relazione di inizio mandato anni 2014 - 2019

Relazione di inizio mandato anni 2014 - 2019

dal sito web Comune di San Fele

Popolazione residente al 31/12/2013: 3.100 abitanti
Nel dettaglio:
Nati                      8
Deceduti             42
Immigrati             97
Emigrati               69
Convivenze            3
Maschi              1489
Femmine           1611
Nuclei Familiari  1497

*Gli abitanti del comune di San Fele nel 1871 erano 10.595 .
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